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Turismo spaziale: la gara è iniziata Destaque

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Turismo Spaziale

La SpaceShipTwo di Branson non è ancora decollata, ma il magnate inglese pensa a crociere lunari e suite tra le stelle

Il primo volo dovrebbe decollare solo nel 2014 ma, non contento di aver lanciato Space Race, unreality show  sull’inizio dell’era dei viaggi turistici nello spazio, sir Richard Branson, sta già pensando ai primi hotel spaziali. La sua Virgin Galactic, infatti, ha fatto il pieno di prenotazioni, con biglietti che partono da circa 200 mila euro. L’entusiasmo – è proprio il caso di dirlo – è alle stelle e questo deve aver fatto «stralunare» l’eccentrico miliardario inglese, che, in un discorso ai suoi futuri clienti ha garantito che, in un futuro non troppo lontano, sarà possibile alloggiare in basi spaziali e fare gite giornaliere sorvolando a poche centinaia di metri d’altezza i crateri e i monti lunari. Branson, tra l’altro, aveva già collaborato con la rivista Playboy  per creare concept hotel spaziali e PayPal ha addirittura già iniziato a sviluppare ilservizio PayPal Galactic, per accettare pagamenti extra-terrestri.

VOLARE BASSO - Il problema principale è che le astronavi di Branson non sono in grado di raggiungere l’orbita terrestre. Sono basate su un sistema che prevede una «nave madre», WhiteKnightTwo, che trasporta la navicella più piccola,SpaceShipTwo. A una certa altezza quest’ultima si sgancia e attiva i propulsori, spingendosi fino a un’altitudine di 100 chilometri. Si tratta, sempre, però, di voli suborbitali. La quantità d’energia richiesta per sfuggire all’attrazione gravitazionale terrestre e raggiungere l’orbita è infatti molto maggiore, con costi molto più elevati. Tanto più che per costruire gli hotel spaziali bisognerà trasportare in orbita tonnellate di materiali pesanti, a meno che la Nasa non abbia successo con l’operazione Asteroid Initiative, con cui vorrebbe «catturare» un asteroide e usarlo per ottenere i materiali necessari per la costruzione di astronavi e basi spaziali. La possibilità, però, è molto remota. Ma se Branson riuscisse a trovare un modo per raggiungere l’orbita a costi ridotti, la maggior parte dei problemi scomparirebbe. Una volta in orbita, infatti, lanciare un’astronave verso qualsiasi punto nello spazio è semplicissimo: senza gravità e senza peso, basta accendere i motori.

NELLO SPAZIO LOW COST - Qualche possibilità per i viaggi spaziali low cost  è già allo studio. I futuri voli commerciali decolleranno da spazioporti privati. Il primo è stato già quasi completato in New Mexico, si chiama Spaceport America ed è l’hub per tutti i voli Virgin Galactic. Una struttura dedicata solo ai viaggi spaziali commerciali potrà ridurre i costi di lancio, soprattutto se dovesse nascere una vera e propria concorrenza. Per quanto riguarda le basi orbitanti, Bigelow Airspace sta lavorando da tempo a moduli gonfiabili, per la Stazione spaziale internazionale. Se funzionasse, l’idea permetterebbe di ampliare in maniera molto significativa lo spazio abitabile che gli esseri umani avranno a disposizione lontano dalla Terra. Al momento, però il prezzo previsto da Bigelow per soggiorni spaziali da 10 a 60 giorni nei suoi moduli non è molto low cost : tra i 26,25 e i 36,75 milioni di dollari a persona, in base al tipo di trasporto prescelto. La navicella russa Soyuz, lo Space X Dragon e il Grasshopper di Elon Musk, la navicelle di Boeing o quella di Sierra Nevada Company sono oggi i più accreditati ma si tratta sempre di sistemi più o meno tradizionali.

UNA NUOVA ERA - L’unico veicolo spaziale che potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola è un progetto della società inglese Reaction Engines Limited. Si chiama Skylon e si basa sulla tecnologia Sabre (Synergetic Air-Breathing Rocket Engine), un misto tra un razzo e un aereo a reazione a decollo orizzontale. La rivoluzione del motore Sabre permette di sviluppare la spinta di un razzo usando come carburante l’ossigeno presente nell’aria. Per farlo lo raffredda da mille gradi a -150 in meno di un centesimo di secondo: ciò significa che deve trasportare solo dosi molto ridotte di ossigeno liquido nei suoi serbatoi, da usare solo quando l’aria diventa troppo rarefatta, per coprire la distanza rimanente e uscire dall’atmosfera. E quindi un costo, considerato anche che si tratta di una navicella riutilizzabile al 100%, molto più contenuto. Il primo volo è previsto per il 2020: Branson riuscirà ad attendere o starà già pensando ai viaggi interstellari?

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